Turismo Treviso & Provincia - Veneto360

Treviso

Mulinetto della Croda a Refrontolo

Refrontolo ed il Molinetto della Croda

L'Alta Marca e le sue sinuose colline custodiscono tesori esclusivi che raccontano di antiche tradizioni e di civiltà passate, di riti e di come un tempo si lavorava la terra e di come i suoi frutti venivano trasformati in alimenti.

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Lago le Bandie

A due passi da Treviso, il Lago Le Bandie

E pensare che negli anni 70 era una cava dalla quale si estraeva materiale minerario per la costruzione dell'autostrada A27 Treviso! Ma oggi ha tutt'altro aspetto e grazie ad una importante riqualificazione l'ex cava si è trasformata in una piccola oasi di pace e tranquillità a due passi dalla città trevigiana dal nome "Lago Le Bandie" a ricordo del luogo d'origine e del suo terreno arido dove ogni forma vegetale un tempo era bandita.

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La notte degli stroz a Santa Maria di Feletto

Santa Maria di Felletto: la notte degli "stroz"

La gente è strana lo sappiamo, e le tradizioni lo sono ancor di più. Una delle tradizioni più bizzarre che ci è capitato di vedere con i nostri occhi è nella piccola frazione di Santa Maria di Feletto, nei colli di Conegliano. Eravamo diretti a San Pietro di Feletto per visitare l’antichissima Pieve sorta attorno all’anno mille, ricca di affreschi stupefacenti, a cui dedicheremo un articolo, e poco prima di arrivare, nella piccola piazza della frazione di Santa Maria di Feletto, qualcosa di insolito ha attirato la nostra attenzione.

Un mercatino dell'usato? No, è la refurtiva di una goliardica scorribanda notturna!

Era una domenica mattina, piuttosto presto, esattamente la domenica delle Palme, la settimana prima di Pasqua. Inizialmente abbiamo pensato che si trattasse di un mercatino dell’usato, c’erano oggetti di ogni genere, sparpagliati, ma la cosa più strana era che anche gli alberi della piazza ed i cartelli stradali erano addobbati di oggetti di ogni tipo, dalle sedie da giardino, fioriere, tubi di gomma per annaffiare, cuscini, pneumatici, scale pieghevoli, biciclette, e tantissimi altri oggetti, mentre a terra c’erano rimorchi agricoli, dondoli da giardino, tagliaerba, damigiane vuote, cucce del cane, carretti, divani, insomma proprio di tutto, uno scenario quasi surreale, soprattutto perché erano presenti pochissime persone, solo una manciata, che sembravano cercare qualcosa tra tutti quegli oggetti. Incuriositi ci siamo fermati, abbiamo parcheggiato, ed abbiamo chiesto informazioni ad un simpatico signore tra i pochi presenti che sorridendo in dialetto ci ha detto: “E’ stata la notte degli stroz, e adesso sto cercando la mia roba!

La notte degli stroz è una bizzarra tradizione!

Ci ha spiegato che a Santa Maria di Feletto, è tradizione che la notte tra il sabato e la domenica delle Palme, gruppi di individui, più o meno giovani, vagano per il paese e “rubano” tutto quello che si può portare via. In realtà non viene rubato nulla, perché tutto ciò che viene prelevato viene direttamente portato in piazza, dove si raduna il bottino notturno, e si appende ciò che può essere appeso. Nulla viene danneggiato, nulla viene rubato, è solo una bizzarra e stravagante tradizione di cui non si conoscono bene le esatte origini, ma che ogni anno viene perpetuata, e viene chiamata “La notte degli stroz”. Sembra che il nome abbia origine dal dialetto “ndar a stroz” ossia andare a zonzo, girovagare senza meta, vagabondare.

Alla fine, ognuno ritrova e porta a casa i propri oggetti!

Rassegnati, gli abitanti della frazione e delle zone limitrofe, alcuni divertiti, altri scocciati, dipende da cosa è stato portato via, alle vittime di questa tradizione non resta altro che recarsi in piazza la mattina della domenica e recuperare i propri oggetti sperando che non siano appesi nella cima più alta dell’albero. Davvero una cosa buffa, una tradizione davvero bizzarra, che a noi piace e fa sorridere, perché si tratta di una vera goliardata. Non tutti la pensano così però, e considerano questa tradizione un vero e proprio furto, un raid vandalico, e fioccano le denunce, azioni che inducono i giovani che portano avanti questa tradizione a rinunciare per non rischiare di passare dei guai. In realtà è una goliardata, gli “stroz” non entrano all’interno delle abitazioni, si limitano a portar via materiale prevalentemente abbandonato, nei cortili delle abitazioni, quasi tutte senza recinzione essendo case di campagna, e soprattutto nessuno si appropria di tale materiale, lo scopo è solo quello di portarlo in piazza ed indurre i proprietari a riprenderselo.

Le tradizioni devono continuare a vivere, viva gli stroz!

Noi sosteniamo questa simpatica tradizione e come per tutte le tradizioni innocue ci auguriamo che possa continuare a vivere! Se conoscete altre bizzare ed insolite tradizioni del vostro paese comunicale alla nostra redazione e saremo lieti di farle conoscere.

Treviso Ostiglia

C'era una volta una linea ferroviaria militare: la Treviso-Ostiglia

C’era una volta una linea ferroviaria militare nata per collegare il centro della Pianura Padana col Veneto Orientale; progettata sul finire del XIX secolo e destinata a servire per il trasferimento di soldati ed attrezzature belliche, fu iniziata negli anni venti e completata agli inizi della Seconda Guerra Mondiale, ma nel 1944 fu bombardata dagli alleati e successivamente dismessa.  Sembrerebbe una vecchia storia destinata a rimanere nei ricordi degli anziani o in qualche archivio, tra documenti polverosi e sbiaditi; invece la Treviso-Ostiglia è tornata ad essere sui titoli dei giornali a fine aprile, quando è stato inaugurato a Treviso l’ultimo miglio del percorso, che giunge alla porte della città.

La Treviso-Ostiglia: un comodo percorso ciclo-pedonale  tra natura e arte

Percorrendo la pista ciclabile di viale Montegrappa si giunge al sottopasso ferroviario e lì inizia il nuovo percorso, non più una linea ferroviaria militare ma un comodo itinerario ciclo-pedonale che si allunga, come un rettilineo, tra la dolce campagna veneta, lambendo cittadine tranquille che custodiscono tesori artistici e costeggiando affascinanti oasi naturalistiche. Dei circa 118 chilometri originari attualmente ne sono percorribili 56, da Treviso alla provincia di Vicenza (comune di Montegalda); il percorso si presenta agevole per chiunque. Frequentato da chi pratica jogging o cicloturismo, è molto apprezzato anche da chi vuole semplicemente fare una passeggiata tra il verde degli alberi che ombreggiano la via e il silenzio dei campi. Si può camminare lentamente, godendo di un rilassante panorama che si estende a perdita d’occhio, punteggiato qua e là dai campanili delle chiese; a volte ci si avvicina ai centri abitati, ma la sensazione di tranquillità e quiete è palpabile anche in questi tratti. Particolarmente suggestiva è la zona intorno all’Oasi di Cervara: in un paesaggio che sembra dipinto da Beppe Ciardi (non per nulla ci troviamo nel territorio di Quinto di Treviso, luogo molto amato dal celebre pittore) si può lasciare il percorso e scegliere di visitare questa bellissima riserva naturale, scoprendo non solo flora e fauna del fiume Sile, ma anche i suoi fontanassi (polle sorgive); suggestivo anche il mulino, risalente al 1300 . Per chi percorre la Treviso-Ostiglia e ama l’arte, una doverosa sosta va fatta a Santa Cristina di Quinto: nella chiesa si può ammirare la pala d’altare di Lorenzo Lotto Madonna in trono col Bambino tra i Santi Cristina, Pietro, Liberale e Girolamo , splendida nel suo recente restauro, con la lunetta Cristo morto e angeli, risalenti al 1505.

Villa Ciardi a Quinto di Treviso
Villa Ciardi a Quinto di Treviso
Pala di Lorenzo Lotto a Santa Cristina
Pala di Lorenzo Lotto a Santa Cristina

Un’altra sosta merita Badoere, con la sua particolarissima Rotonda, un porticato circolare destinato ad ospitare attività commerciali, artigianali e il mercato fin dal 1689. Sempre camminando (o pedalando) su un percorso che sembra un nastro bianco ben teso fra il verde dei prati, si attraversa Camposampiero, dove s’incrocia il Cammino di Sant’Antonio, e si tocca Piazzola sul Brenta, con la famosa Villa Contarini, il cui corpo centrale è attribuito ad Andrea Palladio; dopo la provincia di Padova si raggiunge quella di Vicenza, e qui termina il percorso ricostituito della Treviso-Ostiglia.  Mancano ancora diversi chilometri per raggiungere il Po; sulle sue rive sorge Ostiglia, piccolo comune storico in provincia di Mantova in cui, nel 1907, venne fondata quella che diventerà una delle più importanti case editrici italiane: la Mondadori.

Treviso-Ostiglia a Silvelle di Trebaseleghe
Treviso-Ostiglia a Silvelle di Trebaseleghe
Treviso-Ostiglia veduta sulla campagna
Treviso-Ostiglia veduta sulla campagna

Oggi la Treviso-Ostiglia è un punto di riferimento per chi ama praticare un turismo responsabile e sostenibile

Dalla stazione di Ostiglia partivano tradotte e materiali bellici che giungevano a Treviso; oggi, in tempi più pacifici, i trevigiani vanno a passeggiare per rilassarsi nel verde, oppure per allentare, mediante attività motorie, le tensioni e lo stress accumulati giorno dopo giorno. Sempre più turisti, anche stranieri, raggiungono le nostre zone, le scoprono e le apprezzano grazie a questi percorsi fuori dai soliti giri, caotici e banali. Si fa sempre più strada uno slow tourism, fatto di percorsi alternativi, di camminate e pedalate senza fretta, di piccoli centri abitati, di arte ed artigianato. La Treviso-Ostiglia rappresenta al meglio questa tendenza ad un turismo responsabile e consapevole, che coniuga benessere e cultura, sport e lentezza, e che può attirare non solo gli abitanti delle zone toccate dal percorso, ma anche chiunque voglia riappropriarsi di una dimensione umana del tempo e dello spazio: non più solo turisti, ma viaggiatori.

Passeggiata lungo la Treviso Ostiglia a Quinto
Passeggiata lungo la Treviso Ostiglia a Quinto
Colline del Prosecco

A Valdobbiadene nel cuore del Prosecco Superiore DOCG

Se vi dico Valdobbiadene cosa vi viene in mente? Facile mi direte..  Un calice di vino; un vino speciale, che oltre ad apprezzarne il profumo e il gusto riesci anche a percepirne quel valore aggiunto fatto di storia, passione e cultura di una terra straordinariamente bella ed unica al mondo dal punto di vista paesaggistico; e già perché qui siamo nel cuore dell'area di produzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco  Superiore DOCG.

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