C’è chi è appassionato di turismo cinematografico, ossia recarsi nei luoghi di Venezia dove sono stati girati film famosi, e sono tanti, c’è chi è appassionato del turismo letterario, alla perenne ricerca di posti dove sono nati e vissuti illustri scrittori e dei relativi luoghi citati nei loro libri, e c’è chi come noi, pazzi di Venezia, che abbiamo voluto sperimentare una nuova forma di turismo, quella emozionale. Abbiamo cercato di rintracciare e posizionarci esattamente nei luoghi dove pittori famosi hanno poggiato il loro cavalletto ed hanno dipinto tele che sono passate alla storia e che ora hanno un valore inestimabile. Vi assicuriamo che oltre ad essere stata una esperienza divertente, l’emozione ha superato le aspettative!
Il Rio dei Mendicanti, a Venezia
L’idea ci è venuta dopo aver visto la stupenda foto che vedete in copertina. E’ una foto scattata dal fotografo professionista Sandro M. Bonaldo, che dopo averlo contattato ci ha concesso gentilmente l’autorizzazione di pubblicare la sua foto nel nostro portale. La foto è uno scorcio notturno del “Rio dei Mendicanti” a Venezia, un importante canale che separa il sestiere di Castello da quello di Cannaregio, una specie di linea di confine. I due sestieri sono uniti da alcuni ponti che sono proprio i punti da cui il canale è stato immortalato in passato da abili pennelli e fotografato oggigiorno da fotocamere all’avanguardia. Essendo sufficientemente largo da permettere l'ormeggio dalla parte della fondamenta che lo costeggia, veniva spesso preso come soggetto nei quadri settecenteschi ed il suo fascino è vivo anche ai giorni nostri. Il rio sfocia nella Laguna nei pressi delle Fondamenta Nuove, corre di fronte alla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, lungo la Scuola Grande di San Marco, passa davanti alla Chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti di fronte allo Squero Vecio.
Un esperimento di turismo alternativo ed emozionale a Venezia
Non è nostra intenzione raccontare la storia di questo luogo di Venezia, per questo ci sono siti specializzati nell’approfondire l’origine dei nomi e raccontare molto minuziosamente la storia di ogni angolo, calle, ponte, rio, edificio di Venezia, uno su tutti ConoscereVenezia. Noi in realtà volevamo solo fare un esperimento. Il nostro primo esperimento lo abbiamo realizzato partendo da un dipinto olio su tela del Canaletto intitolato “Rio dei Mendicanti” del 1723. Ricordiamo che Canaletto è un soprannome, il famoso artista si chiamava Giovanni Antonio Canal, nato a Venezia nel 1697 e defunto sempre a Venezia all’età di 71 anni. Il quadro in questione ha oggi quasi tre secoli, esattamente 296 anni. Lo scopo dell’esperimento era recarsi esattamente nello stesso posto dove è stato dipinto, e guardare la stessa inquadratura con gli occhi di Canaletto. Ci siamo riusciti, e questa ricerca – non troppo difficile a dire la verità - procura una sensazione fortissima per gli amanti di questo genere di turismo emotivo. Nell'esperimento ci è venuta incontro la tecnologia, in primis Google Map Street, grazie al quale è possibile percorrere non solo le calli veneziane ma anche navigare lungo i principali canali di Venezia con una definizione pazzesca ed avere delle vedute di Venezia davvero inedite.
Il Rio dei Mendicanti visto da Canaletto nel 1723
In questo dipindo si nota, sulla sinistra, la Chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti, mentre sulla destra è visibile lo Squero Vecio, e poco più avanti un ponte non più presente. In lontananza, sullo sfondo, è visibile il Ponte Cavallo di Calle Larga Giacinto Gallina da cui è stata scattata la foto di Sandro Bonaldo cover di questo articolo.
Il Rio dei Mendicanti visto da Bernardo Bellotto nel 1740
Qualche anno più tardi, nel 1740, il nipote del Canaletto, Bernardo Bellotto scelse anch’egli il Rio dei Mendicanti come soggetto per un suo dipinto, ma questa volta egli si posizionò sul Ponte Rosso, costruito in mattoni e pietre rosse, con la balaustra in ferro a forma di rombi. Il ponte congiunge Calle de le Erbe con la Fondamenta Dandolo. L’inquadratura scelta dal Bellotto fu rivolta a nord del canale. Una curiosità: anch’egli, su consiglio dello zio Antonio Canal, si faceva chiamare Canaletto, e questo la dice lunga sul valore del “branding” già 300 anni fa!
Il dipinto rappresenta un angolo di Venezia con il Rio dei Mendicanti sul quale si affaccia la Scuola Grande di San Marco, sebbene posta in secondo piano. Il palazzo sulla destra del dipinto con doppie balconate nasconde il campo di S.S. Giovanni e Paolo con la chiesa omonima, che si nota in un piccolo particolare. Dal campo si accede ad una scala degradante verso il canale dove sostano parecchie gondole. La luce radente illumina solo le parti alte dei palazzi prospicienti. Lungo le fondamenta, alcune persone sono intente nella loro attività quotidiana. Il pittore si sofferma, con particolare interesse, nei dettagli architettonici e utilizza una luminosità intensa, che contrasta con le zone in ombra.
Scopriamo altre vedute ed artisti che hanno immortalato il Rio dei Mendicanti
Ci sono molti altri pittori “vedutisti” famosi che hanno realizzato meravigliose opere ispirati dalla bellezza del “Rio dei Mendicanti” di Venezia, se siete alla ricerca di una Venezia alternativa in nome del turismo emozionale vi suggeriamo di seguire il nostro esempio: individuate i loro dipinti e l’esatto punto in cui hanno appoggiato il loro cavalletto, confrontate il dipinto dell’epoca con la realtà di oggi, ricercate i particolari ancora presenti e quelli non più presenti, proverete sensazioni davvero forti e scoprirete cose davvero interessanti.
I selfie nei luoghi storici di Venezia
E’ incredibile pensare che in un piccolo tratto di canale, in soli 3 ponti molto vicini uno all’altro, siano stati protagonisti della storia, percorsi da personaggi ed artisti famosi, immortalati da grandi pittori, ed ancora oggi emanano fascino, storia, arte. Se moltiplichiamo questa peculiarità per 417, che sono i ponti che si contano a Venezia, esclusi quelli delle isole limitrofe, ci rendiamo conto dell’enorme patrimonio artistico di Venezia che molto spesso passeggiando per Venezia non percepiamo, intenti magari a scattarci un selfie, ignari che su quello stesso punto, secoli fa, artisti del calibro del Canaletto stavano mischiando con sapienza ed abilità le loro tinte ad olio nella tavolozza per ottenere la giusta lucentezza e tonalità da pennellare sulla loro tela e dare al cielo, all’acqua, e alla mura dei palazzi il colore naturale che ancora oggi possiamo vedere.

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