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Villa Moro Bernardo Morchio Favaro

Villa Moro Bernardo Morchio Favaro, la più antica villa di Scorzè

Il più delle volte è così, per caso scopri piccoli gioielli fuori dalle porte di casa! Ed è così che una domenica mattina vengo a sapere che a poche centinaia di metri da dove vivo sorge la villa più antica di Scorzè: Villa Moro Bernardo Morchio Favaro. Visitarla è stata una bella sorpresa, un arricchimento storico e culturale che aggiunge un altro mosaico alla mia continua e irrinunciabile voglia di conoscenza della mia terra e di quei beni per i quali la tutela e la conservazione sono vitali, fondamentali per ripercorrere le vicende e per comprendere l'identità culturale e sociale del nostro territorio.

Scorzè, terra di ville

Sicuramente la più conosciuta è Villa Soranzo Conestabile della Staffa, sorge in centro a Scorzè, ad impreziosirla internamente affreschi della scuola del Veronese risalente al XVI secolo ed esternamente il giardino progettato nel 1836 dall'architetto Giuseppe Jappelli, se poi ci spostiamo nella vicina frazione di Peseggia numerose sono le ville costruite nei secoli dalle famiglie nobili veneziane e dall'aristocrazia trevigiane. Di alcune sono i documenti storici a riportarne traccia essendo scomparse, come Villa Falier (una delle prime famiglie nobili veneziane presenti a Peseggia) o Villa Luca Grimani, il cui palazzo fu demolito nell'ottocento ma di cui oggi rimane la barchessa. Ma degna di nota è appunto Villa Moro Bernardo oggi Favaro, il più antico palazzo del comune di Scorzè  ce ne raccontano la storia Antonella e Lucia Favaro, le attuali proprietarie della villa. 

Cà Moro Bernardo Morchio Favaro, storia di una villa e di un paese

La villa affonda la sua storia molto lontano, nel XV secolo. Il documento più antico pervenutoci risale infatti al 1482, quando era la casa dominicale del patrizio veneziano Cristoforo Moro. A metà del secolo successivo passò in eredità a un altro patrizio, Giovanni Battista Bernardo. Per secoli rimase proprietà della famiglia Bernardo finché nel 1812 venne venduta a Giovanni Battista Baretta, un veneziano che già possedeva in paese una villa (attuale villa Spangaro). I Baretta vendettero la villa a Giuseppe Morchio, con il quale erano imparentati, nel 1865. Il Morchio proveniva da una famiglia veneziana di ricchi antiquari, che possedeva un negozio nella città lagunare. Nel 1941 le sorelle Maria e Carolina Morchio vendettero la villa a un certo Antonio Angelini. Durante la Seconda Guerra Mondiale la villa e la sua barchessa erano occupate da famiglie di sfollati provenienti da Mestre e Treviso. Nel 1946 la proprietà venne venduta a Marco Loredan, il quale a sua volta la vendette due anni dopo a Francesco Favaro. Da allora la villa appartiene alla famiglia Favaro. La villa rappresenta un raro esempio di villa del Quattrocento in quanto edificata prima di quella che verrà denominata “Civiltà delle ville”. In facciata sono ben visibili alcuni degli elementi quattrocenteschi: l'intonaco con motivo a tappezzeria che si ispira alla decorazione esterna marmorea di Palazzo Ducale e tracce delle finestre gotiche. Nel Cinquecento la villa venne restaurata secondo la moda e i gusti del tempo: vennero tamponate le finestre gotiche e aperte nuove finestre ad arco. L’interno, in particolare tutto il piano nobile, venne affrescato. L’aspetto della villa e del suo giardino è raffigurato in uno degli affreschi al suo interno. Nel Settecento esisteva, lungo il suo muro di cinta, una chiesetta, distrutta nell’Ottocento quando la villa venne nuovamente ristrutturata con l’aggiunta del grande abbaino in facciata.

La villa raffigurata negli affreschi
La villa nel Cinquecento raffigurata in uno degli affreschi

Gli affreschi della Villa

Gli affreschi risalgono alla seconda metà del Cinquecento, presumibilmente a poco dopo il 1575. Quelli del salone centrale sono ricchissimi di reminescenze fiamminghe, in particolare nella veduta della villa dove gli alberelli e i cespugli sono resi con piccoli e precisi tocchi, o nelle figurine minori. Nell'impianto generale, nelle inquadrature tra i grandi alberi invece è presente l’insegnamento di Veronese, come anche in due scene che ricalcano fedelmente due suoi modelli di successo. Negli affreschi delle altre stanze scompare il gusto per l’aneddoto, il piccolo particolare, a favore della narrazione essenziale. La qualità pittorica non è sempre alta, ma vi sono dei brani di buon pennello per esempio nella veduta della villa, o in opere come la Pietà, il Cristo porta la croce e il Salvator Mundi. Resta comunque il grande valore culturale rappresentato dalle immagini di vita quotidiana, narrate con dovizia di particolari, che rappresentano preziosi documenti della vita quotidiana del Cinquecento, con usi e costumi sopravvissuti fino a pochi decenni fa.

Affreschi interni alla Villa
Affreschi interni alla Villa

I proprietari della Villa  

Il primo proprietario della villa, Cristoforo Moro (1443-1518), nipote del doge omonimo, era un uomo impegnato nell'intricatissima politica di allora e a difendere la Serenissima su più fronti: prima sull'isola di Cipro, minacciata dai Turchi, poi in Terraferma durante le delicate fasi della guerra generata dalla Lega di Cambrai. Una lunga vita spesa a difendere Venezia. Molte analogie tra le sue vicende e quelle narrate nell'Otello di Shakespeare hanno fatto ipotizzare che il grande drammaturgo si fosse ispirato proprio a lui per la sua tragedia.

Giovanni Battista Bernardo (1537-1602) era un uomo ricco colto, amico della più importante poetessa e cortigiana dell'epoca, Veronica Franco. A lui, infatti, Veronica affidò nel proprio testamento la cura dei suoi figli. Nel 1571, quando era Capitano a Vicenza, finanziò di tasca propria la Loggia, costruita su progetto del Palladio, di fronte alla celeberrima Basilica Palladiana.

Affresco dove Dalila taglia i capelli a Sansone
Particola di affresco dove Dalila taglia i capelli a Sansone
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